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domenica 12 giugno 2011

Perchè in Italia è difficile fare riforme importanti?

Il professor Ernesto Galli Della Loggia torna ad alti livelli con questo editoriale sul Corriere della Sera:


Scrive Della Loggia:

"Che cos'è che in Italia impedisce di «fare le riforme»? La risposta è semplicissima: la loro impopolarità. Ci troviamo ad essere strangolati da un paradosso micidiale: proprio perché sono così vitalmente necessarie, le «riforme» suscitano un'opposizione fortissima in grado di bloccarle. Enormemente più forte che in altri Paesi, questo è il punto. Ciò accade perché altrove, in genere, una riforma vuol dire un provvedimento impopolare sì, ma che non cambia le regole del gioco, non cambia il principio sul quale la società è costruita. Da noi invece no. Le riforme di cui noi abbiamo più bisogno, infatti, sono quelle che dovrebbero rompere proprio il meccanismo con cui funziona la nostra società, mutarne alla radice lo spirito e la mentalità. Quando in Italia si dice «riforme», bisogna esserne consapevoli, si dice in realtà «rivoluzione». E la più difficile tra le rivoluzioni: quella culturale".


"Qualunque sia il provvedimento a cui si pensi per modernizzare il Paese, per rimetterlo in carreggiata, ci si accorge subito, infatti, che esso va immancabilmente a colpire uno dei tre pilastri sui quali si regge gran parte della società italiana: il privilegio, il corporativismo, la demagogia". 
"In Italia qualunque individuo così come qualunque istituzione, qualunque impresa capitalistica non sopporta né il merito, né la concorrenza, né controlli indipendenti. Qualunque categoria, qualunque organismo non sogna altro che monopoli, numeri chiusi, carriere assicurate, condoni, esenzioni, ope legis, proroghe, trattamenti speciali, pensioni ad hoc, comunque condizioni di favore. E quasi sempre ottiene quanto desidera. Ricorrendo, come ho detto, all'arma vincente della demagogia. Specie a partire dagli anni Settanta, infatti, corporativismo e privilegi hanno progressivamente soffocato la società italiana costruendo (o avvalendosi di già pronte) costruzioni ideologiche menzognere, le quali avevano regolarmente al proprio centro i «diritti», la «democrazia», la «solidarietà»: parole d'ordine, discorsi, che agitando ogni volta la bandiera del bene e del giusto in realtà sono serviti unicamente a promuovere il più spietato particolarismo o a saccheggiare le casse pubbliche. Spessissimo a tutte e due le cose insieme".
"È contro questa autentica muraglia socio-culturale - la quale nella sua essenza non è né di destra né di sinistra, potendo essere indifferentemente entrambe le cose - che da decenni s'infrange, o meglio si spegne appena levatosi, qualsiasi vento riformatore italiano. L'imponenza di quella muraglia, infatti, ha l'effetto di porre in una condizione di eterna minoranza la dimensione del bene comune, dell'interesse collettivo, che in tal modo non riesce ad avere alcun peso politico determinante. È per questo che le riforme non si fanno, e in particolare non si possono fare proprio quelle che ci servirebbero di più".
"Il dispositivo corporativistico-demagogico-antimeritocratico è divenuto lo strumento grazie al quale da due decenni il cuore maggioritario della società italiana reale neutralizza la sfera della politica, imponendo in cambio del proprio consenso la sua impotenza. Lo strumento grazie al quale essa neutralizza di fatto tanto la destra che la sinistra all'insegna della loro comune, certificata, impotenza; grazie al quale, infine, ne cancella i profili, ne vanifica identità e programmi. L'iperpoliticismo resta sì, dunque, come un carattere tipico della sfera pubblica italiana. Ma esso non è più il predominio del comando politico sulla società, com'è stato fino alla fine della prima Repubblica. Ora è piuttosto la penetrazione/subordinazione capillare e diffusa, l'uso continuo della politica da parte delle infinite articolazioni corporativo-antimeritocratiche della società. La quale realizza per questa via una sua antica vocazione: servirsi del potere, disprezzandolo".
Ernesto Galli Della Loggia


Si tratta di considerazioni amare ma lucidissime, anche se non interamente condivisibili. Resta a nostro parere esatto il rilievo fondamentale che emerge da esse: in Italia manca una cultura liberale diffusa e questo difetto blocca lo sviluppo delle tante potenzialità che la nostra società presenta. Le ragioni principali di ciò vanno trovate nella nostra storia recente. Nella egemonia culturale di una sinistra illiberale che, dopo la chiusura imposta dal fascismo, ha ostacolato con efficacia l' accesso dei nostri giovani al grande pensiero liberale classico e contemporaneo.

domenica 5 giugno 2011

Il Popolo della Libertà si rinnova per tornare a vincere. Le primarie.

Nel PdL si riflette sulla recente sconfitta elettorale e si lavora al rinnovamento del partito  per tornare alla vittoria. Il nuovo segretario Alfano, il ministro Frattini e il senatore Quagliariello propongono il ricorso al  sistema delle primarie, tradizionale nella democrazia liberale americana.
Scrive Quagliariello:


"Sarebbe un bel segnale se fosse proprio il PdL a promuovere una legge sulle primarie, prevedendo che esse siano aperte non solo ai tesserati ma anche alla partecipazione di cittadini che si siano preventivamente registrati in appositi albi, entro termini sufficienti a scongiurare il pericolo di inquinamenti o di risultati falsati".

Queste le riflessioni del ministro Frattini, tratte dal suo blog Diario Italiano:



CON LE NOMINE DALL' ALTO FINIAMO IN BASSO


RIFLESSIONE SULLE PRIMARIE.

La procedura della cooptazione va superata. Serve un bagno popolare che riavvicini il partito ai suoi iscritti e agli elettori 


Libero Quotidiano, 4 giugno 2011
di FRANCO FRATTINI 

PRIMARIE PERCHÉ? Perché nel momento in cui Berlusconi pensa al futuro della famiglia italiana del Ppe e a mettere mano ad un cambio di passo della nostra esperienza di governo e di partito, vi è solo un meccanismo che possa misurare il carisma dei suoi dirigenti e dei suoi rappresentanti nelle istituzioni: elezioni dirette, primarie. Vedremo poi quante varianti preveda questo meccanismo, meno semplice e semplicistico di quanto non si pensi, e tuttavia comunque virtuoso. Ma è indubbio che la procedura della cooptazione che ha fin qui prevalentemente ispirato le scelte di partito e la selezione del suo personale politico (talora anche contro l' indicazione di Berlusconi, come in qualche candidatura regionale, guai a dimenticarlo!) ha ora bisogno di quel bagno popolare che riavvicini il partito ai suoi iscritti ed agli elettori. 

PARTITO LEGGERO È un cambiamento che dobbiamo promuovere tutti insieme, in questi giorni di ritrovata unità attorno alla nuova figura del segretario politico, Angelino Alfano. Per rimediare agli errori che il vecchio sistema ha prodotto e che ora paghiamo elettoralmente, e per determinare finalmente il salto di qualità della nostra forma partito che da tempo molti di noi invocano. E che pure ha visto nel dinamismo delle aggregazioni che la affiancavano (i Club, i Circoli, le Fondazioni) momenti e occasioni originali e felici di una storia politica, la nostra, giovane e però radicata. Si tratta di sviluppare e completare la nostra stessa intuizione originaria di partito dalla struttura "leggera" e vicina agli elettori (proprio in risposta al tracollo dei partiti della prima repubblica ed alla professionalizzazione della politica). Una struttura orientata alla ricerca del consenso elettorale e capace quindi di trarre – proprio dagli appuntamenti delle primarie - uno stimolo ulteriore ed una ritrovata partecipazione nei simpatizzanti e negli elettori che sono stati in questi anni sempre meno protagonisti nel partito: nella scelta dei programmi, nelle poche iniziative delle sue strutture.

Bene le primarie, quindi, come strada maestra per rafforzare la democrazia interna del Pdl. Dobbiamo affrontare questa svolta e questa importante innovazione con una disciplina rigorosa che imponga regole chiare e condivise al meccanismo e permetta ai candidati scelti di assolvere alle loro funzioni nel modo più "pulito" e trasparente possibile. Parlare di primarie significa intanto guardare all' esperienza ed ai modelli della democrazia in America. Parlare di un regolamento delle primarie significa introdurre una riflessione all' interno del Pdl per sciogliere nodi e interrogativi che le molte e diverse esperienze americane hanno conosciuto a partire dai primi anni del '900.

Innanzitutto riguardo alla platea dei votanti: lasciare l' accesso libero a tutti (primarie aperte), o circoscrivere la partecipazione ai soli tesserati o a tutti i militanti del partito, comprendendo, quindi, tutti i club, i circoli ed i movimenti ad esso affiliati. Dovremmo anche decidere quale sarà l'età minima di riferimento dei votanti. Quanto all'identificazione ed al diritto di voto: dobbiamo lasciare che gli elettori si presentino semplicemente ai gazebo muniti di documento di riconoscimento e tessera elettorale, o - ispirandoci al sistema americano dove il fattore tempo è essenziale - dobbiamo richiedere all' elettore che si registri qualche mese prima delle primarie per ottenere successivamente il nulla osta al voto? Dobbiamo poi pensare a come entrare in una sempre miglior sintonia con il mondo dei giovani e dei loro lingua, le loro forme di aggregazione: prevedere quindi la possibilità di esprimere un voto online. Ancora si potrebbe prevedere che, nel registro elettorale, venga chiesto all' elettore di specificare se voglia registrarsi come affiliato al partito o come indipendente. E poi: c'è il nodo finanziamento per stabilire l' ammontare della quota simbolica da versare. Infine dobbiamo prevedere un organismo di controllo - interno o esterno al partito - che sovraintenda alle operazioni di voto e successivamente ne certifichi la correttezza, onde evitare di incappare in grottesche beffe, come quella dei quattro milioni di voti non verificati (primarie dell' Unione 2005) e quella ancor più recente delle "percentuali bulgare" alle primarie del Comune di Napoli (con il voto di simpatizzanti cinesi incredibilmente affannati a votare Pd). 

UN MOLTIPLICATORE Le primarie sono, in conclusione, un acceleratore del modello carismatico - che Berlusconi ha modellato con Forza Italia - ed un moltiplicatore anche e soprattutto locale della domanda di partecipazione. Creano una nuova sussidiarietà politica, e la costruzione delle loro regole è un primo impegnativo compito su cui misurarsi, capace di forgiare il partito di domani e di rendere nello stesso tempo un servizio alle istituzioni della politica di un' Italia moderna.


Franco Frattini

lunedì 16 maggio 2011

Laici senza rinunciare alla nostra identità.

Lettera al Corriere di Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello sulla laicità. (Da l' Occidentale).




Caro direttore,
Tullio Gregory sollecita un dibattito sulla laicità. Accusa la maggioranza di essere prona alle indicazioni della Curia e la sinistra di essere ambigua a causa delle sue divisioni interne. Si può non convenire sulle proposte che il centrodestra ha sostenuto — a partire dall'agenda biopolitica — per ancorare la laicità alla nostra tradizione nazionale, ma non derubricarle acriticamente a “proposte clericali”. A meno di non ritenere il tema della laicità immutabile nelle sue connotazioni ottocentesche.
A ben vedere, già gli ultimi decenni del Novecento hanno evidenziato, con il prepotente ritorno della religione nella sfera pubblica, il fallimento del sogno secolarista di ricondurre la fede nel ghetto della coscienza individuale. A volte quel risveglio ci ha fatto piacere, come nei cantieri di Danzica e nella mobilitazione operaia contro il comunismo; altre volte ci ha inquietato, come a Teheran, dove la rivoluzione si è tramutata in incubo totalitario. Entrambi i casi, però, hanno indicato che la religione non può essere ignorata dalle forze politiche che vogliono orientare il futuro delle società.
Di fronte a questa evidenza vi sono state due reazioni. C'è chi ha laicamente accettato di confrontarsi con la storia e ha riposto al centro il problema della propria identità. La libertà, infatti, è cosa vaga ed effimera senza l'appartenenza. E solo se si accetta di appartenere a una tradizione, a una famiglia, a una comunità si ha la forza per aprirsi senza timore al nuovo: per intraprendere quel dialogo che integra quanti giungono da noi provenienti da altri mondi e portatori di diverse culture; per collocare la modernizzazione tecnica e scientifica in quell'alveo di valori che la esaltano perché la pongono in comunicazione con la ricchezza della persona e delle sue relazioni comunitarie. Se, di contro, si ritiene che la libertà possa fondarsi solo su diritti positivi in grado di generare sempre nuovi diritti, nell'illusione di liberare l'individuo da ogni vincolo, si finisce per cadere in un relativismo per il quale tutto si equivale e anche la politica si riduce a mera gestione del potere.
Da laici, ci siamo faticosamente messi in marcia lungo il primo cammino nel momento in cui abbiamo dovuto affrontare la transizione epocale dai vecchi ai nuovi parametri di uno sviluppo non più solo economico ma più compiutamente umano. E abbiamo compreso, ad esempio, che la funzione pubblica della scuola si realizza più efficacemente attraverso una sana concorrenza tra istituti statali e privati esaltando la libertà di educazione che appartiene certamente ai “maestri” ma anche, e forse prima, ai genitori. Abbiamo compreso che il progresso della tecnica senza un adeguato progresso della conoscenza conduce verso lo scientismo per il quale i risultati raggiunti non possono essere messi in discussione, tradendo così uno dei fondamenti della vera scienza (se così non fosse, Gregory sarebbe più accorto a riferire delle ricerche sulle cellule staminali). Abbiamo compreso, infine, che la sacrosanta libertà di cura non può produrre un determinismo antropologico fondato sull'illusione che l'uomo possa governare la propria vita in ogni istante, anche a costo di degradare il medico a funzionario pubblico e lo Stato a dispensatore di suicidi assistiti a richiesta. Tutto ciò non per ragioni di fede, ma perché convinti che se si nega il fatto che il futuro è sempre aperto, si finisce per ricadere nell'incubo totalitario.
Per noi il riconoscimento laico del valore della vita è il necessario presupposto per quel vitalismo economico e sociale che solo può sottrarre al declino le società di vecchio benessere. Se lo iniziano a comprendere anche in Francia, dove il laicismo fondato sulla rigida separazione tra Stato e Chiesa sta cedendo il passo a una più pragmatica divisione di compiti, perché noi, nell'Italia in cui Croce disse “non possiamo non dirci cristiani”, dovremmo rinnegare proprio oggi le nostre radici popolari?
(Tratto da Corriere della Sera)

lunedì 9 maggio 2011

Le radici del Popolo della Libertà: 18 aprile 1948.

Ora che il fumo della retorica è meno soffocante ricordiamo anche noi, con qualche giorno di ritardo, una data cruciale per l' Italia: il 18 aprile 1948.
In quelle elezioni la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e gli alleati centristi sconfissero duramente il Fronte del Popolo, che vedeva uniti comunisti e socialisti finanziati e diretti dall' Unione Sovietica.

"Nella primavera 1944 entrò in scena anche Palmiro Togliatti, spedito in Italia da Stalin. Fu questo vertice a stabilire quel che doveva accadere dopo la Liberazione: una seconda guerra civile per fare dell’Italia uno stato satellite dell’Unione sovietica. Dove i bambini com’ero io sarebbero passati da balilla neri a balilla rossi".

"  Quel golpe non venne attuato per un ripensamento di Stalin. Ma molti partigiani comunisti continuarono a lavorarci. Ce lo dicono i depositi di armi scovati  dai carabinieri sino al 1948. E l’alto numero di militanti rossi arrestati o costretti a fuggire in Jugoslavia. Molti di loro finirono sotto le unghie del maresciallo Tito, in rotta con Mosca. E sperimentarono la durezza spietata dei gulag jugoslavi, a cominciare dall’inferno dell’Isola Calva".

"  Se ci siamo salvati da un finale autoritario, lo dobbiamo non soltanto alla presenza degli eserciti alleati e ai loro tanti soldati caduti. Esiste anche un politico italiano che è d’obbligo ringraziare: Alcide De Gasperi, il leader democristiano che con la vittoria del 18 aprile 1948 ci garantì un futuro democratico".

Davvero si può affermare, con Pansa, che "La democrazia nasce il 18 aprile del '48 quando De Gasperi sconfisse i comunisti".

Per presentare ai nostri giovani la ferocia del regime sovietico al quale il PCI di Togliatti voleva asservire il nostro paese richiamiamo alla memoria la spaventosa strage di Katyn, compiuta dai sovietici durante la Seconda guerra mondiale.
A questo fine proponiamo un documento straordinario:

che è stato a livello mondiale uno dei massimi studiosi del sistema sovietico.

Le sue parole meritano di essere ascoltate con grande attenzione, dalla prima all' ultima.
L' anticomunismo e l' antitotalitarismo democratici e liberali rappresentano il terreno in cui affonda le proprie radici ideali il Popolo della Libertà. La loro storia dovrebbe essere ben conosciuta dai liberali e dai moderati italiani dei nostri giorni. Un grande passato dal quale bisogna trarre sempre ispirazione.  




lunedì 18 aprile 2011

PoesiaFestival.

Anche  nei comuni dell' Unione Terre di Castelli polemiche sulla riduzione dei finanziamenti alla "cultura". Il coordinatore territoriale del PD Luca Gozzoli attribuisce agli amministratori di Savignano sul Panaro l' intenzione di abbandonare il PoesiaFestival . Questi dichiarano di volere soltanto ridurre il finanziamento.
Ci pare resti fuori la questione fondamentale. Sono scelte di politica culturale ragionevoli, adeguate alle esigenze del territorio?  O piuttosto siamo di fonte al solito tentativo della sinistra di coltivare e soddisfare le proprie clientele?
Poichè gli esempi concreti giovano più di tante parole, rimanendo in zona, da ogni punto di vista, vi mostriamo due video che non hanno davvero bisogno di  commenti.
La stagione 2010/11 del Teatro Comunale di Modena comprendeva la rappresentazione del Giulio Cesare di Handel, con buoni interpreti e la regia di Alessio Pizzech.
L' opera è stata rappresentata una decina di giorni fa. Applausi per gli interpreti. Qualche contestazione per la regia, presentata così da Pizzech stesso:




Apprendiamo che Alessio Pizzech partecipa alla Resistenza. Ma ci restano almeno due assillanti dubbi. La cultura che cita è ellenica o ellenistica? Nasce dall' Impero romano o era già nata da un pezzo? Mah!
Dove vanno i soldi per la cultura? Se proprio si devono fare polemiche, meglio rispondere a questa domanda.

venerdì 1 aprile 2011

Rinnovo delle amministrazioni comunali. Un' occasione per crescere.

E' ormai prossimo il rinnovo di numerose amministrazioni comunali. Cosa dovrebbe caratterizzare il programma dei candidati per il centrodestra? A nostro parere l' attenzione ad alcune questioni fondamentali.
In Italia esistono circa 8 mila comuni. Il 72 per cento di loro ha meno di 5 mila abitanti. Certo i piccoli comuni non hanno gli stessi problemi dei grandi. Ma è possibile individuare alcuni grandi temi capaci di suscitare la preoccupazione di tutti.
Impresa e lavoro, sicurezza e immigrazione, ambiente, sperpero del denaro pubblico, fisco  richiedono sempre più risposte anche in ambito municipale.
Troppe amministrazioni comunali  trascurano lo sviluppo delle attività produttive  nel territorio. Il territorio comunale deve diventare ambiente sempre più favorevole per l' impresa e per il lavoro, da attrarre con servizi migliori a condizioni più vantaggiose.
Sicurezza e immigrazione. L' ordinamento attribuisce ai sindaci importanti funzioni anche in questi settori. La collaborazione con gli organi dello stato deve essere costruttiva e senza riserve. La polizia locale non deve servire a far cassa mediante un' applicazione sbirresca del codice della strada. Deve svolgere i propri compiti con correttezza guardando ai bisogni dei cittadini.
Ambiente. I cittadini sono sempre più sensibili alla sua qualità, alla sua salubrità. Senza provvedimenti tempestivi e saggi si  rischia di far crescere un massimalismo ambientalista chiuso allo sviluppo economico ed al progresso tecnologico. Mentre solo coniugando tradizione e innovazione, tutela ambientale e sviluppo economico potremo fornire valide occasioni ai nostri giovani.
I casi di sperpero del denaro pubblico provocano nei cittadini sfiducia nelle istituzioni rappresentative. Ciò è assai grave perchè tale ostilità può indebolire le fondamenta della democrazia. La buona amministrazione, la lotta allo spreco e alla corruzione, sono da sempre un elemento distintivo della migliore tradizione liberale e conservatrice occidentale. Ricordiamolo sempre a chi chiede il consenso degli elettori.
Le nuove norme sul  federalismo fiscale  e sul fisco municipale chiamano le amministrazioni comunali a partecipare alla costruzione di un sistema fiscale più giusto, dove tutti siano soggetti a imposizione secondo le loro effettive capacità contributive.  Il comune è l' ente territoriale più vicino ai cittadini. A questi deve chiedere le risorse per svolgere i propri compiti. A questi stessi cittadini risponderà del loro impiego.
Solo alla fine di queste considerazioni ci occupiamo dei servizi che rappresentano il tradizionale fiore all' occhiello delle amministrazioni comunali. Servizi scolastici, mense, trasporti, arredo urbano, assistenza sociale, manifestazioni culturali.
E non a caso. Troppo spesso siamo stati abituati  ad isolarli dal contesto generale dell' amministrazione. Essi risultano ormai sostenibili solo nell' ambito di una corretta gestione generale, anche e soprattutto sotto il profilo finanziario. I cittadini devono sapere che per spendere il  loro comune dovrà raccogliere. Per continuare a erogare servizi dovrà gestirli evitando sprechi ed inefficienze. 
L' agenda che abbiamo delineato  rappresenta per gli elettori della nostra regione un chiaro invito a mandare a casa quelle amministrazioni di sinistra che, al potere da tanti decenni, senza alternanza, sopravvivono ormai non per inesistenti meriti amministrativi ma appoggiandosi a vaste e fameliche reti clientelari. Diamoci da fare. I risultati non mancheranno.                                                  

domenica 13 marzo 2011

Storia e idee per giovani (e meno giovani) liberali.

L' ambiente in cui ci muoviamo è il prodotto della storia, quella degli eventi ma anche quella delle idee. Il seguente è un percorso insieme costruttivo e ricostruttivo che proponiamo a chi vuole avvicinarsi con maggior consapevolezza  al movimento politico dei liberali e dei moderati italiani, il Popolo della Libertà.

Il patrimonio ideale e concettuale a cui ci riferiamo è quello del liberalismo democratico, dell' anticomunismo democratico e dell' antitotalitarismo.
I grandi pensatori liberali, Tocqueville, Hayek ed in particolare Karl Popper, ci consentono di comprendere a fondo la libertà e le condizioni che la rendono possibile. Qui veramente teoria e pratica politica si toccano.  Molti grandi statisti occidentali degli ultimi decenni del Novecento hanno ammesso il loro debito intellettuale e politico verso Hayek e Popper, che spesso conoscevano personalmente. Tra essi la signora Thatcher e i cancellieri tedeschi Kohl e Schmidt.
La visione liberale che si ricava da questi grandi intellettuali non è mai dogmatica: nelle loro opere troviamo il favore per la libertà e il riconoscimento della necessità di regole, dall' esistenza delle quali la stessa libertà dipende. In economia, il mercato quando possibile, lo stato quando necessario.
Questo grande pensiero liberale non è mai stato anticristiano. In esso è invece diffusa la consapevolezza dei legami profondi tra cristianesimo e libertà. Il liberalismo di Popper e Hayek ha sempre avversato il razzismo e il nazionalismo. Noi amiamo il nostro paese, la sua cultura e le sue tradizioni. Ma essi non devono rappresentare un' ossessione identitaria che ci limiti ed indebolisca, precludendoci preziose opportunità.
Noi condanniamo ogni forma di razzismo, in particolare l' antisemitismo. Noi intendiamo contrastare con la massima fermezza l' immigrazione clandestina ma lavoriamo per ridurre la povertà ovunque si manifesti.

In una ideale biblioteca liberale dovrebbero quindi trovare posto:

-  KARL POPPER, La società aperta e i suoi nemici


-  KARL POPPER, Miseria dello storicismo


-  KARL POPPER, Tutta la vita è risolvere problemi


-  KARL POPPER, Alla ricerca di un mondo migliore


- KARL POPPER, La lezione di questo secolo


- FRIEDRICH A. von HAYEK, La via della schiavitù


- ALEXIS de TOCQUEVILLE, La democrazia in America.

Sotto il profilo della storia delle idee molto utile

- FRANCOIS FURET, Il passato di un' illusione.



Di POPPER si possono vedere anche queste due interviste, una delle quali realizzata da Marcello Pera, concesse dal filosofo austriaco già in età avanzata:

prima parte su informazione e violenza in TV a danno dei bambini


seconda parte


intervista filosofica realizzata da Pera



Ci pare fondamentale anche una miglior conoscenza della storia dell' Italia unita, con particolare attenzione al periodo che va dalla Seconda guerra mondiale (1939-45) ad oggi. La storia del nostro paese, rispetto a quella delle altre importanti democrazie occidentali, presenta notevoli anomalie.
A partire dalla Resistenza ai nazifascisti, in Italia egemonizzata dalla componente comunista stalinista, mentre le Resistenze del Nord Europa, Francia compresa (De Gaulle), furono in larga misura o esclusivamente nazionali e democratiche.
Dalla nostra anomala Resistenza è derivata l' egemonia sulla sinistra italiana conseguita dai comunisti dipendenti dall' Unione Sovietica. Tale egemonia ha impedito l' alternanza al governo tra sinistra democratica e moderati realizzata nelle altre grandi democrazie.
Addirittura nella nostra Emilia molti enti locali hanno da più di sessanta anni solo amministrazioni di sinistra. Un potere rosso che ormai si regge solo grazie a vaste reti clientelari.
L' egemonia politica della sinistra filosovietica è diventata egemonia culturale. Redazioni dei giornali,  case editrici e  cattedre universitarie sono state preda quasi esclusiva di intellettuali di area comunista o simpatizzanti. Da qui il nostro ritardo culturale e il nostro provincialismo: la "Società aperta" di Popper, scritta durante la Seconda guerra mondiale, è stata diffusa in Italia solo alla metà degli anni Settanta.
All' inizio degli anni Novanta una serie di processi ("Mani Pulite") azzerò la rappresentanza politica dei moderati italiani. Democrazia Cristiana, Partito socialista italiano ed alleati minori scomparvero sostanzialmente dalla scena politica.
Ma nel 1994 l' impegno politico di Silvio Berlusconi consentì ai liberali ed ai moderati italiani di tornare alla vittoria elettorale. Da allora prima Forza Italia poi il Popolo della Libertà hanno lavorato per modernizzare il paese, riformare le istituzioni e dare slancio all' economia, provocando dure resistenze.



Come introduzione alla storia dell' Italia contemporanea si può leggere:

- ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, Tre giorni nella storia d' Italia

Molto importanti sono anche:


- VICTOR ZASLAVSKY, Lo stalinismo e la sinistra italiana


- VICTOR ZASLAVSKY e ELENA AGA - ROSSI, Togliatti e Stalin





Sulla storia dell' Unione Sovietica:


- VICTOR ZASLAVSKY, Storia del sistema sovietico


- M. GELLER e A. NEKRIC, Storia dell' URSS


L' obiettivo di oggi è rappresentato dalla costruzione di un movimento politico radicato nel territorio e nella società eppure "leggero", aperto alla collaborazione di tutti i simpatizzanti, attivo in internet e nei social network, capace di coniugare tradizione e innovazione, amore per il nostro paese e capacità di fronteggiare le sfide della globalizzazione, cogliendone le opportunità.