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sabato 5 marzo 2011

Riforma della giustizia. Guardiamo cosa succede nelle altre democrazie.

Prima un video americano. I funzionari della Pubblica accusa negli Stati Uniti sono semplici avvocati dello stato. Qui uno di loro, in questo caso una signora, cerca di convincere una giuria popolare della colpevolezza di un imputato. Quando sentiamo certe critiche a Berlusconi pensiamo a questo.



Poi un salto su Wikipedia" Pubblico ministero":



Ordinamenti di civil law (tra i quali l' italiano)


"...In certi ordinamenti di civil law, tra i quali l'Italia e la Francia, i funzionari del pubblico ministero sono magistrati ed appartengono, quindi, allo stesso ordine, la magistratura, del quale fanno parte i giudici; essi costituiscono la cosiddetta magistratura requirente in contrapposizione alla magistratura giudicante costituita dai giudici. Il fatto che appartengono allo stesso corpo dei giudici non implica che godano delle stesse garanzie d'indipendenza assicurate a questi ultimi; anzi, il caso dell'Italia, ove giudici e magistrati del pubblico ministero godono di garanzie pressoché equivalenti, è da considerarsi eccezionale. I magistrati del pubblico ministero dipendono dal governo e, in particolare, dal ministro della giustizia, anche se i poteri attribuiti a quest'ultimo variano notevolmente, dalla semplice vigilanza fino alla preminenza gerarchica (come in Francia).
In altri ordinamenti di civil law i funzionari del pubblico ministero non appartengono alla magistratura ma al potere esecutivo e sono inseriti nel ministero della giustizia (come in Germania e in Austria) o costituiscono un apparato organizzativo autonomo che fa capo al procuratore generale. Quest'ultimo in alcuni ordinamenti dipende dal ministro della giustizia (come in Spagna o nei Paesi Bassi) o fa parte del governo (come in Messico o in Polonia)..."


Ordinamenti di common law

"Negli ordinamenti di common law il prosecutor, che svolge le funzioni di pubblico ministero nel processo penale, è tipicamente un avvocato; nell'esercizio di tali funzioni è considerato un professionista legale, soggetto alle relative responsabilità, sebbene dipenda dallo stato o da un ente pubblico territoriale.
In molti ordinamenti di common law (Australia, Canada, Inghilterra e Galles, Irlanda del Nord, Sudafrica ecc.) i prosecutor fanno capo al Director of Public Prosecutions, di nomina governativa; questo, di solito, dipende a sua volta dall'Attorney General, che fa parte del governo, ma alcune costituzioni più recenti (per esempio quella sudafricana) tendono a garantirgli una posizione d'indipendenza. In altri ordinamenti i prosecutor fanno invece capo dall'Attorney General.
Negli Stati Uniti i prosecutor che operano presso le corti federali dipendono dall'Attorney General federale; quelli che operano presso le corti statali fanno invece capo ad organi locali variamente denominati (District attorney, Commonwealth's attorney, State's attorney, County attorney ecc.), soggetti alla vigilanza dell'Attorney General dello Stato, che in alcuni stati sono nominati dall'esecutivo locale (il governatore dello stato, l'organo di governo della contea ecc.) mentre in altri sono eletti dal popolo".








giovedì 3 marzo 2011

Shahbaz Bhatti, cattolico difensore dei deboli e degli emarginati. Intervista a Frattini.

Shahbaz Bhatti, ministro pachistano per le minoranze religiose, cattolico, è stato ucciso dai talebani. Ancora una tragedia colpisce le comunità cristiane dei paesi islamici.  Nonostante le iniziative pressanti del governo italiano a tutela dei cristiani, l' azione dell' Unione Europea resta insufficiente.
Il quotidiano dei vescovi italiani, Avvenireha intervistato su questo tema il ministro degli esteri Frattini:


Frattini: un martire. L’Europa codarda

«Adesso i codardi di quell’Europa che rifugge dalla condanna del fondamentalismo religioso verseranno le loro lacrime di coccodrillo, alleati di quei codardi che in Pakistan conoscono solo il sangue degli attentati». Non ha usato il linguaggio felpato della diplomazia il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nell’esprimere la più ferma condanna per l’uccisione di Shahbaz Bhatti. «Un simbolo della libertà religiosa che ha pagato con la vita», lo definisce il titolare della Farnesina, che conosceva personalmente il collega pachistano.

Signor ministro, a chi si riferisce quando parla di codardi dell’Europa?Penso a coloro sempre molto attenti al "politically correct" fino al punto di non utilizzare mai, in un documento ufficiale, le parole "cristiani perseguitati". La ritengo una codardia politica che oggi, di fronte ad un nuovo martire, è ancor più scandalosa.

Che ricordo ha del ministro Bhatti?Era una persona coraggiosa, che ho conosciuto in un momento particolarmente difficile per la vita del suo Paese. Lo incontrai a Roma lo scorso settembre e poi lo rividi a novembre ad Islamabad, quando eravamo tutti in ansia per la condanna a morte che pende sul capo di Asia Bibi. Nel suo ufficio, piccolo e modesto, mi presentò i leader delle varie minoranze religiose, non solo di quella cristiana cui apparteneva. E mi fece una confidenza che adesso posso svelare.

Di cosa si trattava?Mi disse che i suoi avversari stavano cercando di togliere i fondi al ministero per le Minoranze religiose, un modo per ridurlo all’insignificanza e, quindi, alla chiusura. E mi chiese d’aiutarlo a far conoscere il suo lavoro nella comunità internazionale. Solo così avrebbe potuto salvare il suo ministero.

Nel comunicato emesso dalla Farnesina subito dopo l’uccisione del ministro Bhatti, si chiede alle autorità pachistane di far luce sull’assassinio e di confermare l’impegno a difendere la minoranza cristiana. Finora un impegno abbastanza scarso, non crede?Il fatto che il presidente pachistano Zardari avesse riconfermato Bhatti nel recente rimpasto di governo è stato un segnale importante. Adesso deve compiere un passo in più, andando fino in fondo nel perseguire i responsabili di un delitto così atroce.

La legge sulla blasfemia non è stata cambiata...Lo stesso ministro Bhatti era consapevole che questa legge, nella situazione politica interna, non si può abrogare. Lui proponeva delle modifiche che ne impedissero un’applicazione arbitraria ed assurda. La comunità internazionale deve continuare a fare pressioni perché la legge sulla blasfemia non sia più un’arma di ricatto nei confronti delle minoranze, uno strumento per condannare a morte i cristiani come Asia Bibi. Nel suo caso la condanna è stata congelata, ma noi chiediamo la sua definitiva assoluzione.

L’Unione europea ha finalmente adottato un testo in difesa della libertà religiosa nel mondo, ma nel documento non si fa alcun cenno a misure concrete nei confronti di quei Paesi dove le minoranze religiose sono perseguitate...Non c’è stato quel coraggio politico. Abbiamo però chiesto all’Alto Rappresentante della politica estera della Ue, la signora Ashton, di riferire quanto prima al Consiglio su un piano d’azione a tutela della libertà religiosa. Ed io sarò molto attento alla sua relazione. L’Europa può e deve fare di più. Come abbiamo fatto per Sakineh e per Asia Bibi, io credo che la foto di Shahbaz Bhatti dovrebbe campeggiare sulla facciata di qualche palazzo delle nostre istituzioni, a ricordare una grande battaglia di libertà con i suoi eroi ed i suoi martiri.

Signor ministro, la crisi libica ci trova in prima linea. Non prova un po’ d’imbarazzo nel condannare adesso un personaggio come Gheddafi che è sempre stato considerato un partner privilegiato, accolto con tutti gli onori dal governo italiano?Guardi, è lo stesso imbarazzo che dovrebbero provare tanti leader del mondo. Dai britannici che hanno riconsegnato a Tripoli il terrorista della strage di Lockerbie, al presidente francese che ha ospitato Gheddafi per cinque giorni a Parigi, a tutti coloro che avevano votato a favore della Libia come membro della Commissione Onu per i diritti umani. Quel che conta è che oggi l’Italia, insieme con la stragrande maggioranza degli Stati del mondo, non vuol avere più niente a che fare con Gheddafi.

Che cosa intende fare il nostro governo?Abbiamo deciso due importanti missioni umanitarie. La prima, su richiesta dell’Egitto e della Tunisia, prevede l’aiuto a circa 60mila egiziani che lavoravano in Libia ed ora sono fuggiti in Tunisia. Ci è stato chiesto di assisterli e di fare in modo che possano rientrare in patria sani e salvi. La seconda missione umanitaria si dirigerà in Cirenaica portando cibo e medicinali a una popolazione stremata.

Che cosa pensa di un eventuale intervento militare dall’esterno?È un’ipotesi che ha già sollevato le perplessità della Lega Araba. Escludo categoricamente che l’Italia possa partecipare ad un’azione militare in Libia, per ovvi motivi legati al nostro passato coloniale. Al massimo, potremmo dare la disponibilità logistica delle nostre basi, ma anche in questo caso occorre un chiaro mandato internazionale dell’Onu. E, comunque, qualsiasi tipo d’azione deve tener presente il delicato contesto politico e culturale del mondo arabo.
Luigi Geninazzi   

Per informazioni sull' assassinio di Bhatti  un articolo Asianews



venerdì 25 febbraio 2011

Il ruolo internazionale dell' Italia ed i meriti del governo Berlusconi. Parla l' ex ambasciatore Ronald Spogli.

In questa lettera al Corriere della Sera l' ex ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli elogia il governo Berlusconi e parla del ruolo internazionale dell' Italia:

"Nella frenesia di segnar punti a proprio vantaggio, che domina l'infuocata scena politica italiana in questo momento, ciò che è andato perso è il giudizio imparziale sui rapporti tra Italia e Stati Uniti instaurati da Silvio Berlusconi e dai governi da lui guidati".

"Una collaborazione così intensa ha contribuito a innalzare l'Italia a una statura senza precedenti sulla scena politica internazionale. Spesso giudicata in passato un partner di secondo piano, dal 2000 in poi l'Italia ha assunto una posizione di grande rilievo sul palcoscenico mondiale tra i Paesi del G8"

"Sotto il profilo storico, per quanto forti e reciprocamente vantaggiosi siano stati in passato, solo con l'insediamento del governo di Silvio Berlusconi nel 2001-2006 i nostri rapporti politici hanno raggiunto la preminenza di cui godono oggi. L'eccellente rapporto personale tra il presidente Bush e il premier Berlusconi è nato da una visione condivisa delle sfide e delle opportunità a livello globale e del modo migliore per affrontarle. Difatti, l'ascesa dell'Italia ad attore chiave sulla scena internazionale è coincisa con un periodo di intensa collaborazione tra Italia e Stati Uniti che si protrae fino ad oggi ed è stata favorita sul versante italiano in primo luogo dai governi Berlusconi del 2001-2006 e del 2008 fino ai nostri giorni".


"...nessuno ha mai sostenuto con pari lealtà e coerenza le posizioni politiche americane come Silvio Berlusconi".



"Per il suo spirito collaborativo, l'America ha un debito di gratitudine nei confronti del premier Silvio Berlusconi".

Queste espressioni di elogio sono pronunciate da un ex ambasciatore a favore di un governo chiamato a fronteggiare difficili problemi. Anche per questo rappresentano una testimonianza di grande valore.

mercoledì 23 febbraio 2011

La sinistra del "tanto peggio tanto meglio".

La nostra sinistra delle tasse, del debito e dell' immigrazione clandestina fuori controllo accantona per un attimo la strumentalizzazione dell' attività della Magistratura per passare a quella della tragedia libica.
Il governo Berlusconi ha trattato con Gheddafi, nell' esclusivo interesse dell' Italia, per fermare l' immigrazione clandestina  e per procurare alle imprese italiane il lavoro che altrimenti altri paesi come Francia e Germania avrebbero ottenuto. E' ovvio che il regime libico, instaurato quaranta anni fa, sarebbe rimasto in vita esattamente allo stesso modo senza i rapporti con l' Italia.
I fatti a favore del governo Berlusconi sono meno immigrati e più lavoro. Alla nostra sinistra rimangono la propaganda e la strumentalizzazione macchiate di sangue.
Qui l' intervento alla Camera del ministro degli esteri Frattini.

venerdì 18 febbraio 2011

Una giustizia giusta per un paese libero.


Il presidente Berlusconi accelera sulla via delle riforme. Dopo aver messo in cantiere una serie di importanti misure dirette a rendere più dinamica l' economia, il governo Berlusconi, che già aveva in più punti migliorato il processo civile, imposta un' ampia riforma della giustizia italiana.
Il cinema e la televisione ogni giorno ci mostrano come funziona la giustizia penale in tutte le altre democrazie. I giudici e la pubblica accusa sono ben distinti, perchè ciascuno possa meglio svolgere il proprio compito. Questa distinzione è uno dei principali obiettivi delle riforme intraprese.
Che consentiranno inoltre il ritorno all' equilibrio tra poteri ed organi costituzionali che caratterizzava la nostra Costituzione  al momento della sua entrata in vigore, il 1 gennaio 1948. I redattori della Costituzione italiana avevano saggiamente previsto  insieme  l' indipendenza della Magistratura ed efficaci garanzie a tutela del Parlamento e dei parlamentari, in modo da assicurare il rispetto della volontà popolare e l' indipendenza dei rappresentanti degli elettori nelle istituzioni. Una democrazia libera non deve permettere a nessuno di sostituirsi agli elettori nell' indirizzo politico del paese.
I liberali e i moderati italiani, tutti i cittadini che vogliono un paese libero e sicuro, hanno oggi un compito fondamentale e difficile. Dobbiamo comprendere bene cos' è la grande riforma della giustizia appena avviata e quali sono i suoi obiettivi. Perchè solo noi possiamo spiegarla nelle nostre famiglie, al bar, ai compagni di lavoro e di studio, in piazza. Soltanto noi possiamo ogni giorno spezzare l' assedio delle menzogne. Noi abbiamo il solo privilegio di chi sta dalla parte giusta: ci basta dire la verità.


TUTTI IN PIEDI A DIFENDERE LA LIBERTA' !

lunedì 7 febbraio 2011

La riforma dell' articolo 41 della Costituzione italiana.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha recentemente annunciato un grande programma di riforme  per la crescita economica "il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani".
La proposta di riformare l' art. 41 della Costituzione  ha ricevuto aspre critiche, anche da noti economisti e costituzionalisti. Ma in realtà tale riforma più che utile è necessaria. Qualche cenno alla storia e alla attività anche recente della Corte costituzionale basta a mostrare l' infondatezza di certe critiche, il cui movente appare chiaramente politico.
La Corte è prevista dalla Costituzione repubblicana entrata in vigore il primo gennaio 1948, ma la sua prima udienza pubblica si tenne soltanto il 23 aprile 1956. Il suo compito principale è quello di controllare la conformità alla Costituzione delle leggi ordinarie. Può privare della loro efficacia totalmente o parzialmente le leggi, invitando eventualmente il Parlamento ad operare conseguentemente.
Nei primi decenni della sua attività la Corte Costituzionale ha lavorato soprattutto con l' obiettivo di ottenere l' adeguamento alla nuova Costituzione della legislazione anteriore ad essa. Negli anni più recenti ha esaminato con grande attenzione la nuova produzione legislativa.
E' evidente che modificando l' articolo 41 da un lato si coinvolgerebbero la Corte e l' intera Magistratura nell' opera di rinnovamento in senso liberale della complessa ed imponente legislazione economica italiana. Dall' altro si renderebbero le riforme contenute in leggi ordinarie meglio capaci di superare con successo l' eventuale controllo esercitato dalla Corte stessa. 
Proviamo a immaginare quale rivoluzione provocherebbe la costituzionalizzazione, ad esempio, del principio del controllo successivo da parte delle Pubbliche amministrazioni e quali benefici si avrebbero dall' attiva partecipazione della Corte costituzionale all' adeguamento delle tante norme oggi ispirate al principio contrario.
La riforma costituzionale in senso liberale, qualora fosse realizzata con un vasto consenso, contribuirebbe inoltre  a sottrarre il nuovo indirizzo agli effetti del mutare delle maggioranze parlamentari. 
Il paese ha bisogno delle riforme proposte da Berlusconi. E giudicherà severamente chi rema contro.

martedì 25 gennaio 2011

Il ministro degli esteri Frattini commenta la prolusione del cardinal Bagnasco. Intervista concessa al Corriere della Sera.

http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2011/01/20110125_FrattiniBagnasco.htm



"Ci sono dubbi sulla quantità di indagini"
Roma 25 Gennaio 2011
Corriere della Sera
Paola Di Caro


ROMA — Ministro Franco Frattini, da cattolico e uomo di governo, che impressione le hanno fatto le parole del Cardinal Bagnasco?
«E’ stato un discorso positivo, molto alto, del quale si finisce per trascurare la parte più interessante, quella della religiosità del nostro Paese, della persecuzione dei cristiani e del riconoscimento di quanto l'Italia ha fatto per contrastarla».
Ma del passaggio più politico, sullo «sgomento» dell'opinione pubblica, cosa pensa?
«Un cristiano riconosce nella Chiesa il magistero morale, l'autorità che ha il dovere di fare richiami alla moralità, all'etica pubblica, contro il facile arricchimento, il consumismo...».
Bagnasco chiede anche «sobrietà, disciplina e onore» a chi ricopre una carica pubblica...
«Certamente, è naturale che si indichino e correggano comportamenti che dal punto di vista della Chiesa devono essere coerenti con quelli richiesti a un buon cristiano. Ci sono cose che un Vescovo deve dire. Ma non è lecito — come invece è stato fatto con le parole del Cardinal Bertone, perfino con quelle del Santo Padre — strumentalizzare la voce della Chiesa e usarla per propri interessi di parte. Tanto più quando, come nella prolusione, si sollevano dubbi su una quantità di indagini investigative sulla cui qualità, per noi, c'è davvero molto da ridire».
Lei pone l'accento su quella che appare una bacchettata ai pm di Milano, ma l'invito al decoro e alla moralità dei comportamenti che sembra rivolto a Berlusconi non è un monito pesante se rivolto a un leader cattolico?
«Lo sarebbe se fosse vero il teorema che dà per colpevole Berlusconi di colpe che non sono assolutamente provate. Un monito mi colpisce se so di aver agito in maniera immorale. Ma se sono convinto — e Berlusconi lo è — che non ho fatto niente di male, non posso sentirmi oggetto di una censura. E d'altra parte, lo stesso cardinal Bagnasco parla di "squarci — veri o presunti — di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza", non li dà per fatti acquisiti».
Ma lei, al di là dell'esito giudiziario di questa vicenda, da cattolico non prova disagio per quello che emerge dalle intercettazioni?
«Ho parlato con Berlusconi più volte: mi ha assicurato che non ha mai pagato donne, che non è mai stato con una minorenne. Trovo le sue tesi verosimili, gli credo. Poi ho letto anch'io intercettazioni di ragazze che si muovevano con assoluta leggerezza, di familiari che le incitavano a "farsi sotto": se fossero provate, sarebbero parole che indicano un quadro di atteggiamenti a dir poco spregiudicati. Ma a parte il fatto che da qui a parlare di prostituzione ce ne corre, mi chiedo: chi lo dice che il responsabile di tutto questo sia il premier? Trarre da un materiale fatto di parole e di smentite e di contraddizioni una sentenza di colpevolezza è aberrante».
II cardinal Bagnasco esprime però anche una preoccupazione molto politica per un Paese quasi paralizzato dagli scontri tra istituzioni che si fanno «tranelli»: non la preoccupa un'analisi del genere?
«Molto, e vi riconosco la stessa preoccupazione del capo dello Stato, che condivido. Come condivido l'appello lanciato dal ministro Maroni sul Corriere perché ci si fermi tutti e si guardi all'interesse del Paese. Ma purtroppo è già caduto nel vuoto, perché dall'altra parte ci rispondono "prima Berlusconi se ne vada poi si discute"».
Richiesta inaccettabile per il Pdl?
«Inaccettabile perché, se si deve arrivare a un rapporto di rispetto reciproco tra le istituzioni, bisogna che tra queste sia compresa anche la presidenza del Consiglio oltre al Quirinale o alla presidenza della Camera. E’ inaccettabile soprattutto perché Berlusconi è il presidente del Consiglio voluto dagli italiani: Casini dovrebbe sapere che le conventio ad excludendum fanno sempre perdere voti, e il giustizialismo al quale oggi lui si affida contraddice tutto quello in cui ha detto di credere finora».
Non ritiene però che se Berlusconi avesse fatto un passo -- qualche ammissione, qualche confessione di umana fragilità come gli ha suggerito Ferrara — íl clima oggi sarebbe diverso?
«Ma cosa avrebbe dovuto fare Berlusconi, ammettere colpe che non ha? E il luogo dove potersi esprimere quale sarebbe? Parlerà quando avrà davanti a sé un giudice competente».
Intanto la maggioranza rischia sul federalismo: si consumerà su questo terreno la rottura che può portare al voto?
«Il ministro Calderoli sta migliorando il testo sul federalismo e toglierà l'alibi a chi non vuole approvarlo. Ma dubito davvero che, alla fine, l'opposizione si assumerà la responsabilità di bocciare il federalismo regalandoci un formidabile strumento per la campagna elettorale. Tireranno la corda, ma non la romperanno».
E se in commissione Bicamerale mancassero i voti?
«Noi i voti li esigiamo in Parlamento. Non portiamo certo il Paese alle urne per la scelta di una pur rispettabile commissione...».






PdL COMPATTO A DIFESA DELLE ISTITUZIONI E DELLA VERITA'